Welcome to the CCO Site

Thank you for your interest in CCO content. As a guest, please complete the following information fields. These data help ensure our continued delivery of impactful education. 

Become a member (or login)? Member benefits include accreditation certificates, downloadable slides, and decision support tools.

Submit

Approfondimenti sui nuovi dati relativi agli inibitori di BTK per la CLL e l'MCL emersi dalla Conferenza Pan Pacific Lymphoma del 2022

Matthew S. Davids, MD, MMSc

Associate Professor of Medicine
Harvard Medical School
Director of Clinical Research
Division of Lymphoma
Dana-Farber Cancer Institute
Boston, Massachusetts


Matthew S. Davids, MD, MMSc: consultant: AbbVie, Adaptive Biotechnologies, Ascentage, AstraZeneca, BeiGene, Bristol-Myers Squibb, Genentech, Janssen, Lilly, Merck, Ono Pharmaceuticals, Research to Practice, Takeda, TG Therapeutics, Verastem, Zentalis; researcher: AstraZeneca, Genentech, MEI Pharma, Novartis, Pharmacyclics, Surface Oncology, TG Therapeutics, Verastem.


View ClinicalThoughts from this Author

Julie M. Vose, MD, MBA

Chief, Division of Oncology and Hematology
Neumann M. and Mildred E. Harris Professor
Department of Internal Medicine
University of Nebraska Medical Center
Omaha, Nebraska


Julie M. Vose, MD, MBA: consultant/advisor: AbbVie, AstraZeneca, Caribou, Daiichi Sankyo, Genentech, Lilly, MEI Pharma, MorphoSys, Pharmacyclics.


View ClinicalThoughts from this Author

Released: August 31, 2022

Punti chiave

  • Gli studi iniziali di pirtobrutinib nella leucemia linfocitica cronica e nel linfoma mantellare hanno dimostrato l'efficacia nei pazienti pretrattati, compresi quelli che hanno ricevuto precedenti inibitori di BTK.
  • Gli studi in corso mirano a verificare quale sia la doppietta terapica ottimale a base di venetoclax per il trattamento in prima linea della leucemia linfocitica cronica in un'ampia popolazione di pazienti, e quale sia l'inibitore BTK ottimale per i pazienti pretrattati con linfoma mantellare naive all'inibitore BTK.

Il trattamento della leucemia linfatica cronica (LLC) e del linfoma mantellare (MCL) è in continua evoluzione. In questa intervista, Matthew S. Davids, MD, MMSc, e Julie M. Vose, MD, MBA, discutono di alcuni studi sugli inibitori BTK presentati alla Conferenza Pan Pacific Lymphoma del 2022 e del loro potenziale impatto sull'attuale standard di cura per queste neoplasie ematologiche.

CLL: BRUIN

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Pirtobrutinib a differenza degli inibitori BTK covalenti di prima generazione attualmente approvati, è un inibitore BTK altamente specifico e non covalente. Lo studio di fase I/II BRUIN ha valutato pirtobrutinib (precedentemente LOXO-305) in pazienti con CLL/linfoma linfocitico a piccole cellule (SLL) o linfoma non-Hodgkin a cellule B dopo il trattamento con almeno 2 terapie precedenti, tra cui un inibitore BTK. Dei 618 pazienti arruolati, sono stati valutati 261 pazienti con CLL. Il gruppo era rappresentativo dei pazienti con CLL precedentemente trattati, con un'età media di 69 anni; tutti i pazienti avevano ricevuto un precedente inibitore di BTK e il 20% dei pazienti, che rappresentava la popolazione refrattaria, aveva ricevuto un precedente inibitore di BTK e l'inibitore di BCL2 venetoclax. La popolazione in questione, infine, risultava anche caratterizzata dalla presenza di marcatori genetici di malattia ad alto rischio, come la mutazione del(17p) o TP53, riscontrata in più di un terzo dei pazienti.

Lo studio ha registrato una risposta davvero impressionante, con un tasso di risposta complessivo (ORR) del 68%. Si tratta di un risultato notevole se si considera che non esiste un approccio standard di cura per questi pazienti. È stato inoltre presentato uno straordinario diagramma a cascata che ha messo in evidenza il fatto che i pazienti, indipendentemente dal fatto che avessero interrotto il precedente inibitore BTK a causa della progressione o della tossicità, hanno ottenuto la stessa risposta da pirtobrutinib. La risposta è stata osservata in diversi gruppi di rischio, compresi i pazienti che presentavano la classica mutazione di resistenza agli inibitori BTK C481S. Risulta particolarmente interessante il fatto che questi pazienti abbiano risposto altrettanto bene a pirtobrutinib rispetto ai pazienti non rispondenti. Questo farmaco possiede davvero un potenziale in entrambi i gruppi di pazienti.

Infine, il profilo di sicurezza di pirtobrutinib sembra molto buono e nei pazienti affetti da CLL si è dimostrato un farmaco ben tollerato. Abbiamo riscontrato alcune delle tipiche tossicità legate agli inibitori BTK, come la comparsa di lividi, anche se tipicamente di basso grado, con tassi molto bassi di sanguinamenti maggiori e un'incidenza di base di fibrillazione atriale e ipertensione. Non si sono verificate tossicità limitanti la dose. La dose massima tollerata non è stata raggiunta, quindi è stata scelta la dose di 200 mg da utilizzare in futuro. Ritengo che sia entusiasmante, se pensiamo a come si sta muovendo il settore della CLL recidivante, sapere che sono stati avviati studi di fase III con pirtobrutinib rispetto agli standard di cura. Si spera che questo possa portare all'approvazione della FDA per pirtobrutinib per la CLL recidivante/refrattaria.

Julie M. Vose, MD, MBA:
Il profilo di tossicità si presenta buono per pirtobrutinib. Supponendo che i futuri studi di fase III mostrino risultati simili e dimostrino inoltre la capacità di superare alcuni dei problemi di resistenza, dove pensa che pirtobrutinib si collocherà in futuro come terapia per i pazienti affetti da CLL?

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Questa è certamente una domanda cruciale e inoltre si stanno per avviare studi registrativi per pirtobrutinib nel trattamento di prima linea. Questi studi, fortunatamente, richiederanno molto tempo, poiché i pazienti affetti da CLL in genere hanno risultati positivi per un periodo di tempo più lungo. Credo che sarà difficile rimpiazzare gli inibitori covalenti di BTK. Al momento sappiamo certamente che la sequenza che prevede di iniziare con un inibitore covalente di BTK e poi passare a pirtobrutinib è efficace, ma ci vorranno diversi anni prima di seguire l'ordine opposto, ovvero iniziare con pirtobrutinib e quindi verificare se gli inibitori covalenti di BTK possono essere efficaci in seguito. Dai primi rapporti, sembra che con gli inibitori non covalenti si stia producendo un diverso modello di mutazioni di resistenza, e rimane aperta la questione se gli inibitori covalenti di BTK siano in grado di superarlo. Ma, per quanto riguarda la sua osservazione, dato che il profilo di tossicità di pirtobrutinib sembra così buono, se questo si confermasse davvero durante il periodo di fase III, potrebbe essere una molecola best-in-class e venire utilizzata in prima linea sulla base del profilo di sicurezza ed efficacia.

CLL: SEQUOIA

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
SEQUOIA è uno studio di fase III su zanubrutinib, un altro inibitore covalente di BTK non ancora approvato per la CLL. SEQUOIA è composto da diverse coorti, ma quella che ritengo avrà un impatto maggiore è la coorte 1, quella di registrazione, in cui i pazienti sono stati randomizzati a ricevere zanubrutinib in modo continuativo o un ciclo standard di 6 mesi di bendamustina e rituximab. La popolazione interessata era di età avanzata, con un'età media di circa 70 anni e vari marcatori di rischio. Questa coorte non comprendeva i pazienti ad alto rischio con del(17p).

I dati relativi a zanubrutinib dopo 24 mesi sono molto buoni. Si tratta di uno studio relativamente precoce per il trattamento della CLL in prima linea, ma nonostante ciò a 24 mesi si è registrato un tasso di sopravvivenza libera da progressione (PFS) dell'85% con zanubrutinib rispetto a circa il 70% con bendamustina/rituximab (BR). Questo beneficio è stato osservato in diversi gruppi di rischio basati sulle caratteristiche genetiche e su varie caratteristiche cliniche. L'unico gruppo che non ha registrato un miglioramento significativo della PFS è stato quello dei pazienti CLL con IGHV mutato, dove si è registrato un vantaggio numerico ma non ancora statisticamente significativo per zanubrutinib. Questo è prevedibile con un follow-up breve, e questi pazienti possono ottenere buoni risultati con BR.

Il profilo di sicurezza di zanubrutinib continua a essere molto buono, infatti sono pochissimi i pazienti che hanno dovuto interrompere la terapia a causa della tossicità, ma questo farmaco presenta alcuni rischi legati alla neutropenia e all'ipertensione. Esaminando i dati sugli eventi avversi, in un confronto randomizzato tra zanubrutinib e BR, la cosa più sorprendente è che i tassi di fibrillazione atriale erano equivalenti tra i due bracci—nell'ordine di circa il 3%—e questo non è stato osservato con gli altri inibitori di BTK, tra cui ibrutinib o acalabrutinib, dove in genere si registra un tasso più elevato di fibrillazione atriale nelle comparazioni randomizzate con la chemioimmunoterapia. Anche in questo caso si tratta di un breve follow-up e sarà interessante vedere se emergeranno differenze nel tempo, ma è molto incoraggiante dal punto di vista della sicurezza.

Penso che una domanda che potrebbe sorgere sia: Come utilizzeremo zanubrutinib nella CLL una volta approvato dall'FDA? Avremo tre ottime opzioni in prima linea—acalabrutinib, ibrutinib e zanubrutinib—e queste saranno anche opzioni per la fase di recidiva. In definitiva, è bene che i pazienti abbiano la possibilità di scegliere. Tutti questi farmaci presentano profili di eventi avversi piuttosto diversi e probabilmente li utilizzeremo tutti e tre nella pratica clinica.

Julie M. Vose, MD, MBA:
Sì, questa è un'ottima osservazione. In quale particolare profilo di pazienti tenderebbe a rinunciare a ibrutinib per orientarsi verso alcuni dei nuovi inibitori di BTK?

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Per quanto mi riguarda, i pazienti più anziani — in particolare quelli con comorbilità che comportano malattie cardiovascolari — sono quelli in cui evito l'ibrutinib ora, perché abbiamo dati head-to-head di fase III che confrontano acalabrutinib rispetto a ibrutinib e zanubrutinib rispetto a ibrutinib, e a mio avviso i risultati di questi studi indicano che, in particolare per i pazienti con comorbilità cardiovascolari, questa nuova generazione di inibitori covalenti di BTK è meglio tollerata. Penso che ci siano ancora pazienti giovani e in forma che possono tollerare bene l'ibrutinib, il cui dosaggio è di una volta al giorno, e il cui impiego ha una lunga storia e molta pratica; quindi c'è un'opportunità per questi pazienti. Per quanto riguarda la decisione tra acalabrutinib e zanubrutinib, abbiamo pazienti, ad esempio, che soffrono di mal di testa. Si tratta di un rischio noto con acalabrutinib, quindi potrebbero essere pazienti per i quali dare la priorità a zanubrutinib. Potremmo avere pazienti con problemi di ipertensione e sembra che le percentuali siano un po' più alte con zanubrutinib, quindi potremmo somministrare a quei pazienti inizialmente acalabrutinib. Le varie sfumature tra questi farmaci potrebbero spingerci da una parte o dall'altra.

Julie M. Vose, MD, MBA:
Assolutamente sì. Credo che l'altro aspetto da sottolineare sia che l'ipertensione con ibrutinib si verifica a volte molto tardi e occorre quindi continuare a monitorare attentamente i pazienti. Ho visto che l'ipertensione si manifesta a distanza di anni e che può arrivare inaspettatamente, quindi bisogna fare attenzione. Si tratta quindi di un'altra popolazione di pazienti in cui è possibile passare a un altro inibitore di BTK.

[Nota dell'editore: è disponibile uno strumento interattivo online con indicazioni sulla gestione degli eventi avversi associati agli inibitori BTK nelle neoplasie ematologiche, consultabile qui.]

CLL: MAJIC

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Infine, vorrei menzionare lo studio MAJIC, che sta cercando di rispondere alla domanda: "Qual è la doppietta ottimale a base di venetoclax per il trattamento della CLL in prima linea, per tutti i pazienti, per tutte le età e per tutti i gruppi genetici a rischio?" Questo studio non è ancora stato attivato, ma consiste in una comparazione del braccio di confronto standard in cui vengono somministrati venetoclax e obinutuzumab con una combinazione di acalabrutinib e venetoclax. Si tratta di uno studio di non inferiorità con un endpoint primario di PFS a 3 anni.

Un aspetto unico di questo studio è che entrambi i bracci prevedono una durata del trattamento guidata dalla malattia minima residua (MRD). In genere, il regime approvato di venetoclax più obinutuzumab è di 1 anno per tutti i pazienti, indipendentemente dal loro stato di MRD alla fine dell'anno. Per rendere il confronto più equo, entrambi i bracci permetteranno di misurare la MRD al termine di 1 anno di venetoclax. I pazienti che non presentano una MRD rilevabile interromperanno il trattamento, mentre quelli che hanno ancora una MRD rilevabile saranno avviati a un secondo anno con venetoclax. È importante notare che, poiché ci stiamo muovendo verso terapie più limitate nel tempo per la CLL, tutti i pazienti dello studio MAJIC interromperanno il trattamento dopo 2 anni di terapia a base di venetoclax, indipendentemente dal loro stato di MRD in quel momento.

Un altro aspetto unico di questo studio è che stiamo utilizzando l'approccio basato sul sequenziamento di nuova generazione clonoSEQ per i nostri test MRD. Questo ci permette di scendere a un livello di rilevamento di 10-5 in modo coerente, piuttosto che di 10-4 con la citometria a flusso, tradizionalmente utilizzata nelle sperimentazioni. La speranza è che questo consenta una stratificazione del rischio più accurata e l'identificazione dei pazienti che possono interrompere la terapia in modo sicuro e beneficiare di una lunga PFS.

I pazienti affetti da CLL che necessitano di un trattamento di prima linea e che sono candidati a ricevere venetoclax sono idonei per l'ammissione a questo studio. Una situazione che precluderebbe dall'essere dei candidati ideali è la presenza di una disfunzione renale significativa. Ma questo studio presenta un'ampia idoneità e prevediamo che il reclutamento avverrà in tempi relativamente brevi.

Con il tempo, vedremo se emergeranno delle differenze. Un'altra domanda chiave che questo studio aiuterà a chiarire è la seguente: vale la pena utilizzare l'inibitore BTK in una fase iniziale o è meglio conservarlo per una fase successiva?

[Nota dell'editore: è disponibile uno strumento interattivo online che fornisce indicazioni sulla scelta del trattamento per la CLL, consultabile qui.]

Julie M. Vose, MD, MBA:
Sì, credo che l'utilizzo del test clonoSEQ rappresenti un punto di discussione davvero importante. Non sono sicura che ora sia molto utilizzato nella comunità, anche se è stato usato negli studi originali su venetoclax, ma è difficile usare il test clonoSEQ?

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
L'abbiamo trovato molto semplice da inviare e lo stiamo facendo soprattutto a scopo prognostico nei nostri pazienti che ricevono regimi basati su venetoclax, in particolare venetoclax/obinutuzumab in prima linea. È vero che al momento non viene ordinato su larga scala, soprattutto al di fuori dei centri medici accademici. Penso che questo abbia senso perché, finora, non abbiamo dimostrato un reale beneficio per i pazienti nell'utilizzo della terapia guidata da MRD, almeno in modo definitivo nella CLL. Ecco perché questo aspetto è stato inserito nello studio MAJIC, che cerca di generare un ampio set di dati per dimostrare che è possibile ottenere lunghe remissioni dopo una strategia di interruzione del trattamento guidato da MRD. Questo è solo uno dei tanti studi che stanno esaminando questo aspetto nella CLL, compresi alcuni studi che confrontano la terapia guidata da MRD con una terapia a durata fissa. È auspicabile che nei prossimi anni si accumulino dati sufficienti a far sì che la MRD abbia un grande impatto in termini di durata della terapia nei pazienti con CLL. Ma credo che spetti a noi, in qualità di ricercatori clinici, dimostrare l'utilità di questo metodo prima che venga adottato su larga scala.

MCL: BRUIN

Julie M. Vose, MD, MBA :
Per quanto riguarda l'MCL, vorrei analizzare lo studio BRUIN di fase I/II di pirtobrutinib, che ha arruolato 134 pazienti con una componente a cellule mantellari, un numero piuttosto elevato. L'età media era di 70 anni, un'età abbastanza comune per i pazienti con MCL. La maggior parte dei pazienti presentava un MCL classico, caratterizzato da un'istologia blastoide o pleomorfa in circa il 20% dei pazienti. I pazienti erano stati trattati in maniera piuttosto intensiva, con una mediana di 3 terapie sistemiche precedenti; il 90% aveva ricevuto precedenti inibitori BTK, quasi tutti avevano ricevuto una precedente terapia anti-CD20, circa un quarto aveva subito un precedente trapianto e alcuni avevano ricevuto una terapia CAR-T.

Proprio come nella CLL, le risposte sono state molto importanti e molto interessanti in questa popolazione sottoposta a un pretrattamento intensivo. L'ORR è stato del 51% e il 25% dei pazienti ha avuto una remissione completa, cosa che sarebbe stata molto difficile in questa popolazione sottoposta a un pretrattamento intensivo. L'efficacia nei pazienti naive agli inibitori BTK è stata piuttosto elevata, con un ORR dell'82%. Il follow-up mediano è stato di circa 8 mesi e il 60% dei pazienti ha ottenuto risposte continue. Anche in questo caso, per questi pazienti sottoposti a un pretrattamento intensivo, ritengo che si tratti di risultati davvero interessanti e importanti. Presumibilmente, quando questo farmaco verrà introdotto in prima, seconda o terza linea, le risposte saranno ancora più alte.

Il profilo di sicurezza è stato molto simile a quello osservato nel sottogruppo della CLL: molto ben tollerato con quasi nessuna tossicità di grado 3 o 4. Si sono verificati lividi di basso grado (grado 1), eruzioni cutanee e artralgie — i tipici sintomi da inibitore BTK —  ma non si sono verificate tossicità di grado 2 in questo intervallo, quindi è stato molto ben tollerato, anche per quanto riguarda l'ipertensione.

Oltre ai dati sulla CLL, questo dimostra che la tollerabilità di pirtobrutinib è davvero eccellente. Si rivela molto utile nei pazienti per i quali un altro inibitore di BTK si è rivelato inefficace o in caso di fallimento di più terapie. I prossimi studi riguarderanno pirtobrutinib in una popolazione sottoposta a un pretrattamento meno intenso e credo che saranno in grado di mostrare alcuni di questi importanti risultati e la tollerabilità che vogliamo vedere.

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Ritengo probabile che pirtobrutinib otterrà un'autorizzazione prima per l'MCL, anche prima che per la CLL, potenzialmente sulla base di un'approvazione accelerata. Se questo dovesse accadere, come potrebbe essere utilizzato nella pratica clinica? Quali pazienti si potrebbero prendere in considerazione per pirtobrutinib ora?

Julie M. Vose, MD, MBA:
Sarebbe difficile, perché abbiamo così tante scelte per l'MCL, ovvero 3 inibitori di BTK già approvati — questo sarebbe quindi il quarto. Anche in questo caso, un aspetto da considerare è l'analisi del profilo di tossicità per i pazienti e la verifica delle loro condizioni di premorbilità, come l'ipertensione o la fibrillazione atriale, i problemi di coagulazione o di sanguinamento. Si potrebbe valutare l'esito dell'uso di pirtobrutinib per i pazienti con MCL blastico o con anomalie di TP53, ma questo naturalmente non lo sappiamo ancora perché non abbiamo un numero sufficiente di pazienti con queste anomalie. Quindi, ci sono molte cose che non si conoscono, ma speriamo di riuscire a trovare una risposta con gli studi futuri.

[Nota dell'editore: è disponibile uno strumento interattivo online che fornisce indicazioni sulla scelta del trattamento per l'MCL, consultabile qui.]

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Corretto. Guardando al futuro di pirtobrutinib nell'MCL, ci sono combinazioni particolari che sarebbe entusiasta di poter esaminare in studi futuri?

Julie M. Vose, MD, MBA:
Sì. Sicuramente valuteremo pirtobrutinib con anticorpi anti-CD20, perché funzionano molto bene anche nell'MCL. E cercheremo successivamente di esaminare gli esiti a lungo termine, magari dopo il trapianto, utilizzando gli inibitori di BTK con o senza anticorpi anti-CD20. Penso che vedremo tutti i tipi di combinazioni sia nella fase iniziale che in quella di recidiva e saremo in grado di migliorare i risultati per i pazienti affetti da MCL perché, sfortunatamente, recidivano ripetutamente, proprio come i pazienti affetti da CLL, e per questo abbiamo bisogno di terapie multiple.

MCL: BRUIN MCL-321

Julie M. Vose, MD, MBA:
BRUIN MCL-321 è un ampio studio internazionale di fase III che prevede la randomizzazione 1:1 di pirtobrutinib rispetto a uno degli altri inibitori di BTK — acalabrutinib, ibrutinib o zanubrutinib — in pazienti con MCL, precedentemente trattati, che non hanno ricevuto un inibitore di BTK. Essenzialmente, sta valutando il primo inibitore di BTK per questa popolazione di pazienti. Si tratta di uno studio molto importante per verificare se pirtobrutinib sia più efficace dal punto di vista degli esiti e della tossicità e, naturalmente, per esaminare le mutazioni dell'MCL e vedere se esiste una particolare popolazione di pazienti per cui pirtobrutinib sarebbe più indicato. Questo studio è appena iniziato e, anche se la risposta a queste domande richiederà ancora molto tempo, è comunque importante discuterne con i nostri pazienti.

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Pensa che in questa sperimentazione si stiano valutando gli endpoint giusti? Ci fornirà dati significativi?

Julie M. Vose, MD, MBA:
Si, certo. Vengono analizzati i tassi di risposta, la PFS e la sopravvivenza complessiva (OS). È improbabile, almeno a breve termine, che ci sia un vantaggio in termini di OS; presumibilmente questi pazienti dovranno essere seguiti per un periodo di tempo molto lungo per verificarlo. Ma certamente i tassi di risposta e la PFS sono endpoint importanti, e naturalmente anche la tollerabilità. E poi si osserva il momento della recidiva, se si verificano mutazioni. Quindi, sì, credo che siano stati individuati dei buoni endpoint. Si tratta di uno studio importante e sono curiosa di vederne i risultati.

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Sì, anch'io lo sarò. Anche il confronto sulla sicurezza sarà interessante perché non disponiamo di dati randomizzati che comparino pirtobrutinib con altri inibitori di BTK e mi chiedo se estrapoleremo da questo studio su MCL informazioni per quello sulla CLL, se vedremo differenze significative sulla sicurezza tra i diversi farmaci.

MCL: BRIDGE

Julie M. Vose, MD, MBA:
Lo studio BRIDGE è uno studio interessante. Questo studio include pazienti con MCL, che non presentano un coinvolgimento del sistema nervoso centrale e senza precedente trapianto di cellule staminali, trattati con terapia di induzione con 3 cicli di R-CHOP, alternati a 3 cicli con R-DHAP o regimi simili ogni 21 giorni, e che riceveranno anche zanubrutinib nei cicli 1, 3 e 5 con il regime R-CHOP. In seguito, se i pazienti otterranno una risposta parziale o migliore, potranno passare al trapianto di cellule staminali autologhe secondo lo standard di cura. Come parte dello studio, riceveranno zanubrutinib per due anni dopo il trapianto, come terapia di mantenimento. L'endpoint primario è la negatività della MRD, mentre gli endpoint secondari sono la PFS e la OS.

Un piccolo sottoinsieme iniziale di questo studio è stato presentato alla Conferenza Pan Pacific Lymphoma del 2022. La ricerca ha incluso 7 pazienti con un'età media di 52 anni affetti da una malattia per lo più in stadio avanzato, secondo le previsioni. Tutti i pazienti presentavano un interessamento del sangue periferico e del midollo osseo, e alcuni avevano un coinvolgimento gastrointestinale e di altro tipo, tipico dell'MCL. Il follow-up è breve — una mediana di sole 35 settimane — ma è stato possibile completare il test MRD nella maggior parte dei pazienti e si è scoperto che, 5 dei 7 che avevano completato almeno un test MRD, avevano ottenuto la negatività MRD nel sangue periferico e nel midollo osseo. Un paziente è stato sottoposto a trapianto di cellule staminali.

Per quanto riguarda la sicurezza, la maggior parte dei pazienti ha tollerato molto bene zanubrutinib senza presentare eventi avversi o complicazioni di rilievo. In soli 2 dei 7 pazienti trattati con zanubrutinib è stata riscontrata neutropenia di grado 3/4.

Anche se questi dati sono molto prematuri, la loro analisi e il loro sviluppo sono davvero interessanti. Penso che questo sia un aspetto che vedremo sempre più spesso: la combinazione di chemioterapia, immunoterapia e inibitori BTK.

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Sì, sicuramente. Uno degli aspetti che mi sembrano interessanti di questo progetto è che la quantità di inibitore BTK è limitata nel tempo dopo i due anni di mantenimento.

Julie M. Vose, MD, MBA:
Sì, il disegno dello studio è un inibitore BTK limitato nel tempo, della durata di 2 anni, che ritengo sia un aspetto importante perché, purtroppo, gli inibitori BTK sono costosi e ricevere questi agenti per un numero illimitato di anni può essere difficile per i pazienti, anche dal punto di vista della tossicità. Quindi, l'aspetto temporale è molto importante.

Matthew S. Davids, MD, MMSc:
Sì, sono d'accordo. Inoltre, si potrebbe utilizzare nuovamente l'inibitore BTK come un'altra linea di terapia nel caso in cui il paziente abbia ottenuto diversi anni di remissione. Quindi, ci sono molti vantaggi potenziali.

Julie M. Vose, MD, MBA:
Sì, abbiamo la possibilità di combinare e abbinare i nostri differenti trattamenti. L'interruzione della terapia può comportare che il linfoma diventi nuovamente sensibile a quel particolare agente o a un agente simile. Quindi, in particolare con gli inibitori BTK, questo è un concetto importante.

Cose ne pensate?
Quali sono le vostre riflessioni e domande sui nuovi approcci di gestione con gli inibitori BTK per i pazienti affetti da CLL e MCL? Rispondete alla domanda del sondaggio e unitevi alla discussione pubblicando un commento nell'apposita sezione di seguito.

Leaving the CCO site

You are now leaving the CCO site. The new destination site may have different terms of use and privacy policy.

Continue

Cookie Settings